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Il commercio illegale di dati

Secondo un sondaggio condotto da Avira, il 63% delle persone non crede che si tratti di casi isolati

Solo il 5% degli intervistati non prende alcuna particolare precauzione per proteggere i propri dati o per evitarne la perdita, e uno su quattro ritiene che le aziende abbiano il dovere legale di fornire informazioni.

Tettnang, 17 febbraio 2009 – "Con la presente acconsento alla trasmissione dei miei dati personali alle aziende affiliate". Si tratta di una clausola consolidata che spesso compare nei concorsi, nei contratti dei centri fitness e nelle carte fedeltà utilizzate dai supermercati e dai distributori di carburante. Una volta firmato, questo accordo può avere una miriade di conseguenze: telemarketing e mailshot non richiesti o, nel peggiore dei casi, addebiti illegali sui conti bancari.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le notizie riguardanti il commercio illegale effettuato attraverso gli indirizzi privati. Secondo le stime, i dati relativi agli account di 20 milioni di tedeschi sono stati oggetti di commercio illegale; numerosi call center sono stati sottoposti a indagine e le organizzazioni per la tutela dei consumatori hanno espresso preoccupazioni a riguardo. In seguito a ciò, il 25% degli utenti di Internet ha chiesto leggi più severe contro il commercio di dati. Solo il 5% dei consumatori non prende alcuna precauzione particolare per la protezione dei propri dati, ritenendo che tali casi rappresentino un'eccezione. Quasi i due terzi degli intervistati (il 63%) pensa che il commercio illegale tramite l'utilizzo di dati personali non sia una novità, ma che anzi sia una pratica consolidata da tempo, con la differenza che in passato non era stata oggetto di attenzione da parte del pubblico. Questi sono i risultati di un sondaggio condotto da Avira su 4.756 utenti del sito Internet www.free-av.com.

Quali dati sono considerati personali, dove sono generati e come vengono valutati? Come spiega Rainer Witzgall, Vicepresidente esecutivo di Avira, "secondo la direttiva dell'UE sulla protezione dei dati, si considerano dati personali tutte le informazioni riguardanti una persona naturale certa o accertabile. Quasi tutte le tracce di dati, elettroniche o non, che lasciamo dietro di noi nella vita quotidiana appartengono a questi dati personali protetti." Nel mondo digitale è più difficile non lasciare alcuna traccia – ad esempio quando si utilizza un telefono cellulare, una carta di fedeltà o quando si naviga su Internet. Il commercio di dati rappresenta un'area sensibile, che spesso penetra nella sfera privata dei cittadini ed evidenzia al contempo una mancanza di trasparenza. Il trattamento riservato dei dati costituisce un processo interno alle aziende con poca visibilità esterna e una capacità limitata di controllo sulla sua accuratezza.

Un 7% di utenti ottimisti, tuttavia, si è dichiarato fiducioso, considerando i furti di dati dei casi isolati che saranno sottoposti a leggi più severe in futuro. Come ha affermato in seguito Witzgall, "considerando il crescente aumento della raccolta di dati e delle possibilità di analisi, sono necessarie procedure coordinate per evitare che la sfera privata cada vittima degli sviluppi tecnici e degli interessi economici. Una combinazione di tutela giuridica, informazioni ai consumatori e autoregolazione delle aziende rappresenterebbe un passo nella giusta direzione."

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